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Rebecca

Per il fatto che il nome di Giacobbe compare sempre nella Bibbia accanto a quello di Abramo e di Isacco, potrebbe sembrare che questi sia sempre stato un galantuomo.
In realtà non è così. Lo sarà soltanto dopo che Dio gli avrà cambiato nome. In gioventù non è stato affatto uno stinco di santo. E la colpa in gran parte ce l'ha Rebecca, sua madre.

Nella storia di questa donna c'è un doppio volto.
La troviamo giovane ragazza "bella d'aspetto e ancora vergine" che scende a prendere acqua alla sorgente. Nonostante la fatica compiuta, vuota la sua anfora e ne attinge ancora per dissetare uno sconosciuto che le ha chiesto da bere per sé e per i suoi cammelli.

Tanta è la sua generosa disponibilità verso chi le chiede aiuto che invita perfino lo sconosciuto nella sua casa offrendogli ospitalità completa (Genesi 24:1-67).
Forse è una maniera di rompere la monotonia della sua famiglia.
Forse c'è in lei un quinto senso che le fa baluginare qualche prospettiva futura. Una ragazza è pur sempre una sognatrice!

Infatti quando lo sconosciuto la chiede in sposa per il suo padrone Isacco, nonostante l'invito paterno a non far correre troppo gli eventi, decide di partire subito verso la casa del suo futuro sposo. Aveva proprio voglia di marito "a fior di pelle".

In prossimità di Isacco, scende dal cammello e si copre il volto con un velo, come è costume fra le ragazze per bene. Non si può dire che non sia pudìca e timida!
Dal suo matrimonio con Isacco nascono due gemelli: Esaù e Giacobbe. Il primo è impulsivo, spensierato ed anche ingenuo. Il secondo è totalmente diverso: accorto, calcolatore.
Se Giacobbe riuscirà a strappare al fratello maggiore il diritto alla primogenitura, è perché sfrutterà la fame di Esaù, troppo sempliciotto (Genesi 27:1-45).
Se riuscirà a carpire la benedizione paterna truffando il vecchio e cieco Isacco, lo si deve al genio malefico di Rebecca!

È lei, la sposa Rebecca, a spiare di nascosto il colloquio dello sposo con Esaù.
È lei, la madre, che insegna a Giacobbe come ingannare il padre e come derubare il fratello di un suo diritto.
È lei che toglie a Giacobbe ogni scrupolo morale. Per lei è onesto ciò che torna utile, è buono ciò che serve, è morale ciò che è vantaggioso.

Non si riconosce - ora che è sposa e madre - la giovane tutto candore e tutto cuore che và alla sorgente per attingere acqua, con la luce del cielo negli occhi ed il canto gioioso e spensierato sulle labbra.

È una "piccola Machiavelli" anche se Machiavelli deve ancora nascere. E sarà ancora lei a far scappare nascostamente Giacobbe, spingendolo alla clandestinità, per salvarlo dall'ira di Esaù.

Di un figlio ne fa un truffatore e ne copre fino in fondo le malefatte.
I diritti del marito non hanno valore, come nemmeno quelli del figlio maggiore. Nessuno scrupolo nel danneggiare Esaù e nel non avere nemmeno rispetto dell'handicap del marito.

Con una madre simile, così fatta, Giacobbe continuerà a giocare d'astuzia e ad ingannare gli altri, anche se lui stesso, in ultimo, rimarrà truffato (Genesi 29).

Eppure è proprio Giacobbe, truffatore e figlio di un'ingannatrice, che Dio sceglie per continuare la linea delle sue promesse.
Una storia di salvezza che continuerà non grazie a Giacobbe e a Rebecca, ma malgrado loro.
I peccati umani possono essere anche occasione di salvezza. "Dove abbonda il peccato, sovrabbonda la grazia", dirà poi l'apostolo Paolo.

E la truffa, se serve a Giacobbe a piegare il "lottatore notturno", non sarà altro che un'occasione per dargli una sconfitta che gli serva da lezione, tanto che dovrà accettare di chiamarsi in un altro modo: "Israele" (Genesi 32:23-33).

Questo volto truffaldino di Giacobbe, coniato dalla madre Rebecca, sarà rifiutato dalla coscienza più pura del popolo di Dio. I profeti ne danno ampia testimonianza.

Il profeta Osea (12:35), dice:

"Il Signore tratterà Giacobbe secondo la sua condotta lo ripagherà secondo le sue azioni".

Nell'esecrazione profetica c'è posto evidentemente anche per la madre: la vera responsabile.

Costruire le trappole può anche essere una professione, ma non è certo una virtù morale, specialmente per una persona che dovrebbe essere vera con il proprio marito e maestra di onestà, di giustizia e di verità per i propri figli.

Una storia "lontana" quella di Rebecca?
Forse no, dal momento che anche oggi ci sono delle madri che ai figli insegnano, direttamente o indirettamente, l'arte di ingannare il prossimo per farsi avanti nella vita.
Nonostante che occupi un posto nella Bibbia, non vorremmo averla per madre, a causa del suo amore per i figli troppo "partigiano ...".

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