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Scrittori pagani contro il cristianesimo

Gli scrittori Greci e Romani dei primi secoli, poco si preoccuparono di Cristo e del Cristianesimo; il loro silenzio dimostra per lo più una grande ignoranza di un avvenimento tanto straordinario ad essi contemporaneo!

Tacito, Svetonio, Plinio il Giovane, Epitteto, Luciano, Aristide, Galeno, Lampridio, Dione Cassio, Imerio, Libanio, Ammanio Marcellino, Eunapio e Zosimo, ne fanno soltanto menzione per caso e per lo più con disprezzo e con odio.

I soli autori pagani che scrissero opere speciali contro la religione cristiana, sono:
Luciano che l'assalì indirettamente; Celso, Porfirio, Hierocle e Giuliano l'apostata.

Ma anche le allusioni occasionali dei primi e gli attacchi dei secondi, contengono molte cose che tendono a confermare la credibilità della Storia Evangelica e dei miracoli di Cristo.

Dopo questa necessaria osservazione, ne riferiamo brevemente alcune fra le principali.

Qui citiamo solo i primi due; gli altri nelle prossime edizioni.

TACITO.

Visse tra la 2ª metà e il 1º quarto del 2º secolo, dando cenno (nei suoi "Annali") della persecuzione di Nerone contro i Cristiani in Roma, verso l'anno 64, incidentalmente testifica che Gesù fu mandato a morte come un malfattore da Ponzio Pilato, sotto il regno di Tiberio; che egli fu il fondatore della setta cristiana; che questa nacque in Giudea e si sparse malgrado la morte ignominiosa di Cristo e, ciononostante l'odio e il disprezzo da essa incontrata nell'impero, in modo che un'immensa moltitudine ("multitudo ingens") di Cristiani fu crudelmente uccisa in Roma.

TACITO chiaramente stabilisce che quei cristiani erano del tutto innocenti dei delitti loro attribuiti da Nerone, il quale appiccò il fuoco alla città per godersi lo spettacolo dell'incendio di Troia, per poi, iniquamente, renderne i cristiani responsabili Tacito rende altresì una preziosa testimonianza all'adempimento della profezia di Cristo intorno alla distruzione di Gerusalemme ed alla rovina del popolo ebraico (Libro V della sua storia).

PLINIO IL GIOVANE.

Fu contemporaneo di Tacito e dell'imperatore Traiano.
In una sua vivace lettera scritta a Traiano, circa l'anno 107, egli testimonia della rapida espansione del Cristianesimo nell'Asia Minore - in quel tempo - fra tutte le classi della società; descrive la purezza morale e la fermezza dei suoi seguaci sia pur fra crudeli persecuzioni; evidenzia il modo e il tempo del loro culto; della loro adorazione di Cristo come Dio; cita l'osservanza "di un giorno stabilito" - che è indubbiamente il giorno di domenica -, ed altri fatti importanti per la storia della Chiesa primitiva.

Il "Rescritto di Traiano", in risposta all'inchiesta di Plinio, dimostra chiaramente l'innocenza dei cristiani. Egli non rileva nessuna accusa contro di loro, salvo il loro disprezzo per gli idoli e proibisce ad essi di occuparsene.

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