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La sofferenza di Gesù Cristo

"Chi ha creduto a quello che noi abbiamo annunziato? E a chi è stato rivelato il braccio dell'Eterno? Egli è venuto su dinanzi a lui come un rampollo, come una radice che esce da un arido suolo; non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né apparenza, da farcelo desiderare. Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare col patire, pari a colui dinanzi al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non né facemmo stima alcuna. E, nondimeno, erano le nostre malattie ch'egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; e noi lo reputavamo colpito, battuto da Dio, ed umiliato!.

Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è stato su lui, e per le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione. Noi tutti eravamo erranti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; e l'Eterno ha fatto cadere su lui l'iniquità di noi tutti. Maltrattato, umiliò se stesso, e non aperse la bocca. Ma piacque all'Eterno di fiaccarlo coi patimenti. Dopo aver dato la sua vita in sacrifizio per la colpa, egli vedrà una progenie, prolungherà i suoi giorni, e l'opera dell'Eterno prospererà nelle sue mani."
(Dal libro di Isaia cap. 53).

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A commento delle parole che abbiamo trascritto dell'antica profezia, potremmo dire con l'apostolo Pietro: "Anche Cristo ha patito per voi".

Le sofferenze di Cristo sono state vere durante la Sua vita e soprattutto nella Sua passione. Nessuno potrà mai misurarne la profondità, nessuno potrà attenuarne l'efficacia redentrice. Secondo i piani di Dio per la salvezza del mondo, era necessario che "il Figliuol dell'uomo soffrisse molte cose, e fosse ucciso, e in capo a tre giorni risuscitasse" (Marco 8:31). Pensando a Gesù Cristo il quale ha sofferto per noi, al nostro posto e in nostro favore, renderemo grazie a Dio nell'umiltà della fede che crede e adora. Le esperienze della vita potranno talvolta oscurare in noi la visione della croce di Cristo; ma, dopo aver seguito le nostre vie, torneremo ancora a Lui, perché Egli rimane la nostra unica speranza in vita ed in morte. E non ci sentiremo più soli nella nostra sofferenza.

Insieme con molti altri infermi, ci ricorderemo che Cristo "annichilì se stesso, prendendo forma di servo e divenendo simile agli uomini" (Filippesi 2:7).

Nessuno soffrirà mai come lui, "giusto per gl'ingiusti, per condurci a Dio" (1Pietro 3:18); tutti, però, possiamo credere nell'efficacia del Suo sacrificio.

Come si legge nella lettera agli Ebrei: "Non abbiamo un Sommo Sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre infermità; ma ne abbiamo uno che in ogni cosa è stato tentato come noi, però senza peccare. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per essere soccorsi al momento opportuno" (Ebrei 4:15-16).

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