Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"Solo un buon cristiano può essere un buon ateo!"

Uno studente di liceo affronta il suo professore di religione e gli butta in faccia: "Come si fa a credere alle leggende dei Vangeli? Cristo è un mito tardivo, nato in qualche angiporto, dove poveri e schiavi si sono costruiti un liberatore"!

Dato e non concesso che i quattro Vangeli fossero elaborazioni del II o del III secolo, il loro messaggio rappresenta la più alta difesa dell'uomo e merita attenzione critica. Ciò è così vero che persino un pensatore marxista come Lucio Lombardo Radice ha scritto che, a differenza di tutte le altre religioni, il cristianesimo permette la costruzione di un umanesimo radicale, perché la sua idea centrale e l'incarnazione di Dio. Finché il Creatore sta là in alto, e l'uomo imperfettissimo si sporca le mani sulla polvere, io posso sputare su questo essere capace di uccidere il fratello (Caino), di tradire l'amico con sua moglie (Davide e Uria), di infierire su un cadavere (Maramaldo).
Ma nel momento che percepisco che io sono fratello universale, avendo in comune il Padre con tutti, allora io debbo pensarci due volte. La parola "fratello" sà odore d'incenso, puzza di sacrestia. Ma c'è di più.
I Vangeli mi insegnano che Gesù e Dio sono una cosa sola e che ogni uomo si identifica con lui ("ero malato e siete venuti a trovarmi").
Nel momento in cui è messo al livello di Dio, l'uomo è messo al sicuro da ogni sfruttamento. Perciò un marxista serio, come E. Bloch, ha potuto sostenere che "solo un buon cristiano può essere un buon ateo".

Infatti per un cristiano coerente non c'è altro Dio che Cristo crocifisso e vivente nei poveri, negli emarginati, nei disprezzati.
Capita invece che altre dottrine, che con sincero entusiasmo lottano per la liberazione dei popoli, finiscono con l'opprimere l'uomo concreto: per allestire il paradiso terrestre, allestiscono il gulag.
Ma la critica rigorosa ha verificato che i Vangeli, oltre che essere il documento costituzionale dell'uguaglianza fraterna, hanno le carte in regola con la storia.

Prendiamo in esame la questione dei manoscritti.
La più antica copia delle tragedie di Eschilo (vissuto intorno al 500 a.C.) risale al mille e quindi passano 1500 anni tra la composizione del suo capolavoro e la redazione della prima copia.
Orbene nessuno dubita dell'autenticità delle opere di Eschilo, nonostante ci sia quel vuoto di 1500 anni.
Per i Vangeli invece abbiamo il testo di Giovanni in un frammento del II secolo d.C. (da notare che egli, secondo la tradizione, ha steso la sua operetta verso il 100). E il papiro 56, rinvenuto nel 1956.

Dal settore dei manoscritti passiamo ad un altro episodio molto significativo.
Nel 170 il rigorista Taziano sentì l'esigenza di armonizzare i quattro Vangeli e di eliminare le loro divergenze, compilando un'unica versione chiamata "Diatessaron": segno evidente che i testi evangelici erano largamente diffusi.

Anche gli argomenti interni militano per l'antichità.
L'evangelista Matteo nel capitolo 10 mette in bocca a Gesù queste frasi rivolte agli apostoli: "Non andate dai pagani né dai samaritani, ma cercate le pecore smarrite d'Israele".
Questa limitazione della predicazione all'ambito ebraico è tipica della primissima tendenza cristiana, che ben presto fu seguita dal divorzio, anzi dalla rottura violenta tra Chiesa e sinagoga.

Non solo la letteratura cristiana, ma anche quella pagana avalla l'antichità delle origini cristiane.
Plinio il giovane, rappresentante di Traiano in Bitinia, scrive una lettera all'imperatore nell'anno 112 e chiede come comportarsi di fronte a questa gramigna dilagante, che egli chiama superstizione cristiana, la quale contamina tutte le categorie e penetra sia le città che le campagne.
Se nel 112 la pianta cristiana aveva largamente attecchito in Asia Minore, ciò suppone che le radici evangeliche fossero più remote.
C'è un altro dettaglio non irrilevante.
Il magistrato romano asserisce onestamente che i cristiani si trovano tra tutte le classi. Anche la brutale persecuzione, che và da Nerone a Diocleziano, recide le teste dei nobili e degli schiavi: papa Callisto è un ex schiavo, ma Acilio Glabrione, Pomponia Grecina e altri sono di sangue blu.
Ulteriore conferma che il Regno di Dio non è solo una rivoluzione d'oppressi, che nasce in ambienti proletari, ma una grande speranza di fraternità universale, annunziata dal Figlio di Dio.

Chiesa di Cristo - Ferrara © , Diritti Riservati