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"AI PIEDI DEL MAESTRO"

Il nostro Maestro è Gesù!
E questa dichiarazione non viene dagli apostoli.
Essa viene direttamente da Cristo, che appunto disse: "UNO SOLO È IL VOSTRO MAESTRO". Lo disse ed ebbe il diritto di dirlo. I discepoli, che vissero con Lui, riconobbero che Egli era il Maestro per eccellenza: "Signore, a chi ce ne andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna" (Giovanni 6:68).

Anche noi, che siamo stati e siamo tuttora alla scuola del Vangelo, possiamo dire, parafrasando quanto Gesù disse di sé "Uno solo è il nostro Maestro": LUI!

Beato l'uomo ... la cui trasgressione è rimessa

Se vi è una triste realtà che domina e condiziona la vita umana, quella singola e quella associata, questa triste realtà è costituita dal peccato.

Oggi, però, si ama poco parlarne; sembra quasi che il termine "peccato" indichi un concetto ormai superato, comunque non pių di moda. Eppure il peccato continua a svolgere la propria azione dissolvitrice nei singoli e, di conseguenza, nella società.

Ma che cosa è il peccato? Questo termine può apparire generico e può indicare errore ed empietà, iniquità e trasgressione. Ma se esaminiamo la Sacra Scrittura il peccato ci appare essenzialmente nella sua accezione di "trasgressione": trasgressione al volere di Dio.

Trasgressione è infatti l'atto di varcare i limiti stabiliti da Dio fra ciò che è lecito e ciò che non lo è; fra ciò che a conforme alla legge divina e ciò che è contrario a tale legge. Il peccatore è un trasgressore perché non tiene conto dei limiti che Dio gli ha fissato e non sà o non vuole realizzare la vocazione alla quale Dio lo ha chiamato che è essenzialmente una vocazione d'amore.

Tutti noi siamo dei trasgressori, quindi dei peccatori. E purtroppo siamo spesso dei trasgressori che non riconoscono le loro trasgressioni; dei peccatori che indulgono cosė naturalmente alle loro colpe che esse non procurano loro alcun senso di disagio. Anche se poi, presto o tardi, le conseguenze si manifestano con i loro frutti funesti.

Si dice che in certe regioni africane cresca un albero che con le sue ombre ospitali alletta lo stanco viaggiatore. Ma se questi indugia sotto il suo fogliame un sonno pericoloso lo coglie che può diventare sonno di morte.

Per questo il primo passo da compiere per sottrarsi all'azione funesta del peccato è quello di avere il coraggio di riconoscerlo. Riconoscerlo dinnanzi a noi stessi, riconoscerlo dinanzi a coloro cui il nostro peccato ha recato offesa e danno; riconoscerlo soprattutto dinanzi a Colui per il quale noi siamo trasgressori della Sua legge d'amore. E riconoscere il nostro peccato dinanzi a Dio significa andare a Lui per dirgli il nostro pentimento e per accogliere da Lui quel perdono senza del quale ogni equilibrio rimane infranto in noi e attorno a noi.

È questa l'esperienza che il salmista esprime con parole che possono diventare le nostre parole se anche noi abbiamo il coraggio di presentarci a Dio, cosė quali noi siamo:
"Io ti ho dichiarato il mio peccato, non ho coperto la mia iniquità. Io ho detto: Confesserò le mie trasgressioni all'Eterno; e tu hai perdonato l'iniquità del mio peccato" (Salmo 32:5).

Per questo motivo noi proponiamo alla nostra riflessione la beatitudine con cui si apre il salmo sopra citato:
"Beato l'uomo la cui trasgressione è rimessa e il cui peccato è coperto!" (Salmo 32:1). Coperto dalla misericordia divina.

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