Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

Tristezza salutare

Dal Salmo 51:

"Abbi pietà di me, o Dio, secondo la tua benignità; secondo la moltitudine delle tue compassioni, cancella i miei misfatti. Lavami del tutto della mia iniquità e nettami del mio peccato!
Poiché io conosco i miei misfatti, e il mio peccato è del continuo davanti a me.
Io ho peccato contro te, contro te solo, e ho fatto ciò che è male agli occhi tuoi; lo confesso, affinché tu sia riconosciuto giusto quando parli, e irreprensibile quando giudichi.
Ecco, io sono stato formato nella iniquità, e la madre mia mi ha concepito nel peccato.
Ecco, tu ami la sincerità nell'interiore; insegnami dunque sapienza nel segreto del cuore ...
O Dio, crea in me un cuore puro e rinnova dentro di me uno spirito ben saldo.
Non rigettarmi dalla tua presenza e non togliermi lo spirito tuo santo.
Rendimi la gioia della tua salvezza e fà che uno spirito volonteroso mi sostenga".

Non tutte le tristezze sono salutari; dipende molto dal modo in cui le accettiamo e soprattutto dalle disposizioni che lo Spirito Santo crea in noi.

C'è una tristezza ("del mondo") come dice l'apostolo Paolo nella sua lettera ai Corinzi: una tristezza che non contrista profondamente, che è accolta con animo superficiale, che non mette a fuoco la nostra situazione davanti a Dio e perciò non ci muove a ravvedimento.

Può ridursi ad un lamento sugli uomini e sul loro destino invece di trasformarsi in una umile confessione di peccato. È una tristezza che "produce la morte"; essa può condurre allo smarrimento e alla disperazione.

Ma, aggiunge l'apostolo, "La tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che conduce alla salvezza e del quale non c'è mai da pentirsi" (2Corinzi 7:10).

Una tale tristezza non cerca scuse vane e inutili giustificazioni. Non si preoccupa di quello che gli uomini possono dire, ma piuttosto delle colpe commesse trasgredendo la volontà di Dio.

L'ora della prova è un tempo favorevole alla riflessione ed al riesame della nostra vita passata.

Pentirci non significa semplicemente fare atto di penitenza; significa invece riconoscere che il male affonda le sue radici in noi.

Essere tristi "secondo Dio" vuol dire distogliere lo sguardo dalla nostra pretesa giustizia per fissarlo su Colui che ci ha amati il primo: infatti Cristo è morto per noi "mentre eravamo ancora peccatori".

Le lacrime del pentimento non sono mai disgiunte da una viva speranza nell'amore di Dio.
E quando, nella nostra tristezza, incontriamo il Signore, allora proviamo un senso di pace e di fiducia. Perché, dice Gesù: "Chiunque s'innalza sarà abbassato, ma chi si abbassa sarà innalzato" (Luca 18:14).

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