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Trofimo

L'apostolo Paolo, scrivendo al suo giovane collaboratore Timoteo, dice:

"Trofimo l'ho lasciato infermo a Mileto" (2Timoteo 4:20).

Queste parole fanno riflettere.
Paolo, il grande apostolo dei Gentili, dotato di tanti doni fra cui quello di guarigione, lascia malato il suo amico, senza intervenire.

A Efeso, Dio "faceva dei miracoli straordinari per le mani di Paolo; al punto che si portavano sui malati degli asciugatoi e dei grembiuli che erano stati sul suo corpo, e le malattie si partivano da loro" (Atti 18:11).

Più tardi, nell'isola di Malta, l'apostolo Paolo guarirà il padre di Publio, personaggio eminente; e anche "altri che avevano delle infermità nell'isola vennero, e furono guariti" (Atti 28:7-9).

Ma Trofimo è lasciato malato a Mileto. Come mai?
Bisognava che fosse cos�.

Nelle Sue dispensazioni, Dio appare a volte come indifferente ai mali dei Suoi figli; qualche volta permette che la malattia o comunque la sofferenza servano come una salutare scuola di disciplina. Anche per noi è sovente un bene essere lasciati nello stato di Trofimo.

Sul suo letto di malattia, a Mileto, Trofimo doveva probabilmente imparare una lezione che non avrebbe potuto imparare altrove, nemmeno al seguito dell'apostolo Paolo.

La solitudine, la debolezza derivante dall'infermità, sono a volte molto proficue per l'anima del credente.
Sono circostanze che a noi non piacciono, ma lo Spirito di Dio se ne serve per darci le sue lezioni più santificanti.
Avviene spesso che dopo un periodo di sofferenza fisica siamo spinti a fare un esame del nostro cammino, della nostra vita di cristiani, e a giudicare davanti a Dio tutto quello che non è secondo la sua volontà. Esame indispensabile, ma tanto trascurato in mezzo alle preoccupazioni di ogni giorno, alla febbrile attività, agli assillanti rapporti con gli altri.

In Atti 21:29 leggiamo che la situazione di Trofimo è ben diversa da quella descritta nella lettera indirizzata a Timoteo.
Qui lo vediamo in compagnia dell'apostolo Paolo, per le strade di Gerusalemme, e non in un letto d'infermità a Mileto.
La sua presenza a Gerusalemme con Paolo aveva risvegliato i pregiudizi dei Giudei i quali pensavano che Paolo l'avesse fatto entrare con sé nel tempio.

Un giudeo, Paolo, e un greco, Trofimo, camminano insieme!
Ma se questo è perfettamente in armonia con l'Evangelo predicato dall'apostolo, è però intollerabile per i pregiudizi giudaici; la compagnia di un Giudeo con un non Giudeo era un insulto alla loro dignità nazionale.

Con la morte di Cristo il "muro di separazione" era crollato; Giudei e Gentili erano considerati tutti "disubbidienti" e ad ambedue veniva offerta la Grazia; ma i Giudei tradizionalisti, anche quelli convertiti da poco al Cristianesimo, non erano preparati o disposti ad accettare questo cambiamento.

Il tumulto che scoppia ci può far pensare che l'apostolo Paolo non avrebbe dovuto trovarsi per le strade di Gerusalemme. La sfera di attività assegnatagli non era fra i Giudei, poiché il Signore gli aveva detto: "Io ti manderò lontano, ai Gentili" (Atti 22:21).
Ma Paolo aveva voluto andare a Gerusalemme e, trovatosi là, non poteva allontanarsi da Trofimo; era troppo corretto per fare una cosa simile.
Non poteva, come aveva fatto Pietro, allontanarsi da un fratello di origine pagana per evitare sospetti dai Giudei o per paura delle loro reazioni.
Perché mantenere ancora in vita delle istituzioni ormai decadute? Perché riconoscere un sistema che Dio non riconosceva pi�?

Così l'amico e collaboratore di Paolo si trovò al centro di questa incresciosa disputa.

La documentazione biblica circa la storia di Trofimo è molto breve. Notiamo prima di tutto come in Atti 20:4 egli è uno dei discepoli che accompagnano l'apostolo Paolo in Asia. Poi, in Atti 21:29, è con lui a Gerusalemme in una situazione molto rischiosa. Alla fine, lo sappiamo malato a Mileto e lasciato in quelle condizioni dall'apostolo stesso.

Da quel momento il sipario cala su Trofimo, di cui non si parla più nella Sacra Scrittura. Certamente Trofimo, nella tranquillità del suo letto d'infermità, poteva ripensare al passato e guardare con fiducia al futuro. Trofimo non poteva più attraversare l'Asia, né circolare per le strade di Gerusalemme con il più grande degli apostoli di Cristo. Egli era malato a Mileto e Paolo in prigione a Roma in attesa del martirio.

Ma entrambi, grazie alla medesima fede, potevano guardare al giorno radioso dell'incontro con il loro Signore per entrare nel godimento di un riposo beatifico, senza fine!

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