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L'uomo delle origini

Le tre grandi religioni monoteiste (ebraismo, islamismo, cristianesimo) vedono in Abramo non soltanto un fondatore, ma un punto vitale di riferimento.
Per gli Ebrei Abramo è il punto di partenza di una storia che continua. I cristiani credono che il Regno fondato da Gesù risponda alle promesse fatte per la prima volta ad Abramo.

I musulmani considerano questo nomade il porta-parola di una rivelazione che sarà compiuta con Maometto.

Anche fuori della sfera puramente religiosa Abramo è rimasto oggi un simbolo.
Kierkegaard vedeva in lui il tipo del credente, pronto a rischiare la vita sulla promessa di Dio.
Dom Helder Camara evoca quelle minorità abramiche, quali dovrebbero essere oggi le comunità dei credenti: povere, fiduciose nella fedeltà di Dio, decise a combattere le battaglie della fede.
Lo scrittore Didier Decoin ha scritto un romanzo dal titolo significativo: "Abramo di Brooklyn". Si racconta di una giovane coppia che vive una vita precaria in mezzo a una società insensibile.
Insomma il nome di Abramo non è stato dimenticato dalla storia. La sua avventura è l'inizio di ogni avventura.

Abramo il credente.

Tutto comincia con una voce che diventa un ordine: "Esci dalla tua terra ...".
È Dio che parla. Finalmente un Dio che parla. Fino ad allora gli uomini avevano conosciuto delle divinità mute.
Un sole che splende, ma un sole muto, la luna che imbianca la notte, ma una luna muta, animali strani ma senza parole, voci di tuoni ma voci senza significato.
Con Abramo Dio si esteriorizza, esce da se stesso, cerca un interlocutore, accetta un progetto.
A sua volta anche Abramo è chiamato ad agire alla maniera di Dio: "Esci dalla tua terra, esci da te stesso, esci dalla tua casa".

La religione di Abramo è innanzitutto questo: sapere che c'è un'impresa da compiere e questa impresa suppone che tu esca da te stesso.
Noi diciamo sovente che la religione è vita intima nel cuore e nella coscienza, ma nell'uomo Abramo la coscienza spinge a uscire, a diventare popolo, padre, missionario.
La fede è superare i propri limiti; camminare verso l'ignoto, tuffarsi nell'infinito, servire gli uomini tuoi fratelli, superarsi.
Essere più, essere di più, conoscere di più, amare di più.

Per l'uomo che crede non ci sono condizionamenti naturali, storici, politici e psicologici.
Abramo non dice: "Ma io non sono capace, sono nato qui ed è meglio non cambiare, perché lo devo fare? Non sono già onesto abbastanza?". Risponde semplicemente di sì e parte. Parte verso il futuro, verso l'avvenire; il compimento non è l'origine, ma l'arrivo.

Ulisse e Abramo.

Il teologo Oscar Cullman ha sovente opposto il tempo ciclico dei greci, (un tempo che gira su sé stesso e fa scorrere la storia come una ruota in un perpetuo ritornare al punto di origine) al tempo lineare del giudaismo, un tempo che implica una direzione e quindi un progresso.
Ecco perché i pagani non credono alla salvezza eterna; la salvezza è cogliere il momento migliore, tanto tutto si ripete.

Due eroi simbolizzano questo contrasto: Ulisse e Abramo. Ulisse è l'uomo che cerca di ritornare al suo paese d'origine, Itaca, la sua patria. Le sue avventure descrivono un ritorno all'indietro, esse esprimono una nostalgia, il sogno di un paradiso perduto.
Abramo invece accetta di essere portato lontano, egli è orientato verso l'avvenire, è un uomo di speranza.

Alla morte di sua moglie Sara, Abramo và a chiedere una concessione funeraria agli abitanti di Hebron.
Davanti a questi vicini di casa egli riconosce la sua condizione di "straniero e di ospite".
Eppure non è quella ormai la sua terra, la terra dei suoi nipoti? Forse Abramo ha nostalgia della sua terra d'origine? Si sente esiliato?
Nulla di tutto questo.
Il realismo del credente è il realismo di chi sà che al di là della terra c'è un'altra terra, al di là della storia c'è un'altra storia, al di là della Patria c'è un'altra Patria, Dio stesso.
Il credente cammina avendo Dio al fianco e Dio al fondo, Dio compagno e Dio terra e cielo nuovi. Ecco perché Abramo è un uomo della terra senza appartenere alla terra, ha terre e possedimenti ma cerca sempre il tesoro, ha legami con la sua donna ma sà che il legame dei legami è la fedeltà di Dio.
Inquieto e sicuro Abramo polarizza su di sé la nostra condizione.

"Per fede egli visse come uno straniero nel paese che Dio gli aveva promesso. Abitò sotto le tende, insieme a Isacco e Giacobbe che pure avevano ricevuto la stessa promessa. Infatti egli aspettava una città con solide fondamenta, quella città che solo Dio progetta e costruisce".

"Per fede Abramo diventò capace di essere Padre, anche se ormai era troppo vecchio e sua moglie Sara non poteva avere figli. Ma egli fu sicuro che Dio avrebbe mantenuto la sua promessa. Così, a partire da un solo uomo, che per di più era già come morto, nacque una moltitudine di gente, numerosa come le stelle del cielo, come gli infiniti granelli di sabbia lungo la riva del mare".

"Nella fede morirono tutti questi uomini, senza ricevere i beni che Dio aveva promesso: li avevano visti e salutati da lontano. Essi hanno dichiarato di essere su questa terra come stranieri, in esilio. Chi parla così dimostra di essere alla ricerca di una patria: se avessero pensato a quel paese dal quale erano venuti, avrebbero avuto la possibilità di tornarvi, essi invece desideravano una patria migliore, quella del cielo. E per questo che Dio non si vergogna di essere chiamato il loro Dio. Infatti egli ha preparato per loro una città" (Lettera agli Ebrei 2:7-16).

Un uomo libero.

Chi sei dunque Abramo fra le tue incertezze e la tua fede?
Ci sono mille risposte a questa domanda.
Una soprattutto: un uomo libero.

Libero di partire perché la strada è verso la libertà di Dio, libero dal possedere la sua terra perché la sua terra è Dio, libero di sacrificare suo figlio perché Dio risuscita i morti, libero di morire perché la morte è un'avanzata verso il pieno progresso della vita!

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