Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"AI PIEDI DEL MAESTRO"

Il nostro Maestro è Gesù!
E questa dichiarazione non viene dagli apostoli.
Essa viene direttamente da Cristo, che appunto disse: "UNO SOLO È IL VOSTRO MAESTRO". Lo disse ed ebbe il diritto di dirlo. I discepoli, che vissero con Lui, riconobbero che Egli era il Maestro per eccellenza: "Signore, a chi ce ne andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna" (Giovanni 6:68).

Anche noi, che siamo stati e siamo tuttora alla scuola del Vangelo, possiamo dire, parafrasando quanto Gesù disse di sé "Uno solo è il nostro Maestro": LUI!

La validità delle beatitudini oggi

Facendo riferimento ai nostri brevi incontri sulle beatitudini un anonimo interlocutore ci ha chiesto: "Voi credete veramente che il sermone sul monte sia realizzabile nel nostro tempo? Quale validità ha per i nostri giorni".

Vorremmo rispondere che la validità degli insegnamenti di Gesù non dipende dal fatto che essi siano o meno realizzati, o dalla circostanza che un determinato tempo, come il nostro ad esempio, si mostri ad essi particolarmente refrattario.
Anche i dieci comandamenti non vengono mai pienamente realizzati, eppure conservano tutta la loro validità.

Se le beatitudini ci parlano della perfezione del Regno, ciò non significa che esse siano proiettate esclusivamente nel futuro.

L'Evangelo ci ricorda che se il Regno di Dio avrà il suo compimento in un giorno che noi non conosciamo, esso comunque è già sorto, è già presente fra noi, e quindi anche le beatitudini ci additano ciò che il Regno di Dio può offrirci fin da oggi.

  • Perché fin da oggi esso appartiene ai poveri, cioè a coloro che tutto attendono dalla grazia divina;

  • fin da oggi gli afflitti debbono essere consolati e saziati coloro che hanno fame e sete di giustizia;

  • fin da oggi si deve lottare per la pace ed avere purezza di cuore;

  • fin da oggi possono perfino rallegrarsi e giubilare coloro che sono oltraggiati e perseguitati per cagion di giustizia.

Nella perfezione del regno di Dio tutto questo non sarà necessario perché avrà avuto la sua realizzazione; ma oggi tutto questo richiede il nostro impegno di credenti.

Le beatitudini non sono soltanto una indicazione del Regno che viene, ma richiedono un comportamento che sia segno del nostro credere in questo Regno di cui chiediamo la venuta quando preghiamo: "Padre nostro che sei nei cieli... il tuo regno venga".

Se questo concetto del Regno, costantemente presente nelle beatitudini, assume spesso una colorazione esclusivamente escatologica, ciò avviene a motivo del continuo scandalo della nostra storia che contrasta con la visione di questo Regno. Il che non toglie che la speranza del Regno rimane strettamente unita, direi quasi agganciata, a coloro che sono oggetto delle beatitudini.

Allora il Regno di Dio perde le sue connotazioni di espressione misteriosa ed astratta per inserirsi già oggi nella nostra vita come pienezza positiva di ciò che all'uomo manca, o viene sottratto.
Esso diviene cioè l'eredità dei poveri, la consolazione degli afflitti, la misericordia divina assicurata ai misericordiosi, la visione di Dio per i cuori sinceri, la gloriosa dichiarazione di filialità divina per i facitori di pace, la partecipazione piena ad un tale Regno per coloro che a motivo di giustizia sono stati perseguitati ed oltraggiati.

Certo, le beatitudini proclamano un capovolgimento dei valori stabiliti dagli uomini, ma esse sono l'invito a non fondare su tali valori le nostre speranze di felicità.
Esse non vengono deluse se sappiamo accogliere il nuovo Dio di cui l'Evangelo è l'annuncio veramente rivoluzionario.

Vorremmo limitarci a ricordare che nel linguaggio biblico la beatitudine non si identifica con la felicità come noi spesso la intendiamo o la ricerchiamo.
La beatitudine non si riferisce a beni terreni, anche se il realizzarla influenza ogni sfera della nostra vita e quindi anche quella terrestre.

Essa si riferisce ad uno stato interiore dell'uomo in dipendenza del quale le situazioni della vita di ogni giorno, anche quelle più corpose, assumono una dimensione armonica, ci appaiono in una prospettiva nuova, sono trasformate dalla esperienza della comunione con Dio.

Perché questo è essenzialmente il senso dell'essere beati: essere felici di una felicità che urge dal di dentro; fruire delle benedizioni che vengono da Dio. Una delle beatitudini che ricorre più frequentemente nei canti del salmista è infatti questa:

"Beato l'uomo che ripone nell'Eterno la sua fiducia"
"Gustate e vedete quanto l'Eterno è buono. Beato l'uomo che si confida in lui" (Salmi 40:4 e 34:4).
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