|
La validità delle beatitudini oggi
Facendo riferimento ai nostri brevi incontri sulle beatitudini un anonimo interlocutore ci ha chiesto:
"Voi credete veramente che il sermone sul monte sia realizzabile nel nostro tempo? Quale validità ha per i nostri
giorni".
Vorremmo rispondere che la validità degli insegnamenti di Gesù non dipende dal fatto che essi
siano o meno realizzati, o dalla circostanza che un determinato tempo, come il nostro ad esempio, si mostri ad essi
particolarmente refrattario.
Anche i dieci comandamenti non vengono mai pienamente realizzati, eppure conservano tutta la loro validità.
Se le beatitudini ci parlano della perfezione del Regno, ciò non significa che esse siano proiettate
esclusivamente nel futuro.
L'Evangelo ci ricorda che se il Regno di Dio avrà il suo compimento in un giorno che noi non
conosciamo, esso comunque è già sorto, è già presente fra noi, e quindi anche le beatitudini ci
additano ciò che il Regno di Dio può offrirci fin da oggi.
- Perché fin da oggi esso appartiene ai poveri, cioè a coloro che tutto attendono dalla grazia
divina;
- fin da oggi gli afflitti debbono essere consolati e saziati coloro che hanno fame e sete di giustizia;
- fin da oggi si deve lottare per la pace ed avere purezza di cuore;
- fin da oggi possono perfino rallegrarsi e giubilare coloro che sono oltraggiati e perseguitati per cagion di giustizia.
Nella perfezione del regno di Dio tutto questo non sarà necessario perché avrà avuto
la sua realizzazione; ma oggi tutto questo richiede il nostro impegno di credenti.
Le beatitudini non sono soltanto una indicazione del Regno che viene, ma richiedono un comportamento che
sia segno del nostro credere in questo Regno di cui chiediamo la venuta quando preghiamo: "Padre nostro che sei nei
cieli... il tuo regno venga".
Se questo concetto del Regno, costantemente presente nelle beatitudini, assume spesso una colorazione
esclusivamente escatologica, ciò avviene a motivo del continuo scandalo della nostra storia che contrasta con la visione
di questo Regno. Il che non toglie che la speranza del Regno rimane strettamente unita, direi quasi agganciata, a coloro che
sono oggetto delle beatitudini.
Allora il Regno di Dio perde le sue connotazioni di espressione misteriosa ed astratta per inserirsi
già oggi nella nostra vita come pienezza positiva di ciò che all'uomo manca, o viene sottratto.
Esso diviene cioè l'eredità dei poveri, la consolazione degli afflitti, la misericordia divina assicurata ai
misericordiosi, la visione di Dio per i cuori sinceri, la gloriosa dichiarazione di filialità divina per i facitori di
pace, la partecipazione piena ad un tale Regno per coloro che a motivo di giustizia sono stati perseguitati ed oltraggiati.
Certo, le beatitudini proclamano un capovolgimento dei valori stabiliti dagli uomini, ma esse sono l'invito
a non fondare su tali valori le nostre speranze di felicità.
Esse non vengono deluse se sappiamo accogliere il nuovo Dio di cui l'Evangelo è l'annuncio veramente rivoluzionario.
Vorremmo limitarci a ricordare che nel linguaggio biblico la beatitudine non si identifica con la
felicità come noi spesso la intendiamo o la ricerchiamo.
La beatitudine non si riferisce a beni terreni, anche se il realizzarla influenza ogni sfera della nostra vita e quindi anche
quella terrestre.
Essa si riferisce ad uno stato interiore dell'uomo in dipendenza del quale le situazioni della vita di ogni
giorno, anche quelle più corpose, assumono una dimensione armonica, ci appaiono in una prospettiva nuova, sono
trasformate dalla esperienza della comunione con Dio.
Perché questo è essenzialmente il senso dell'essere beati: essere felici di una
felicità che urge dal di dentro; fruire delle benedizioni che vengono da Dio. Una delle beatitudini che ricorre
più frequentemente nei canti del salmista è infatti questa:
"Beato l'uomo che ripone nell'Eterno la sua fiducia"
"Gustate e vedete quanto l'Eterno è buono. Beato l'uomo che si confida in lui" (Salmi 40:4 e 34:4).
|