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"AI PIEDI DEL MAESTRO"

Il nostro Maestro è Gesù!
E questa dichiarazione non viene dagli apostoli.
Essa viene direttamente da Cristo, che appunto disse: "UNO SOLO È IL VOSTRO MAESTRO". Lo disse ed ebbe il diritto di dirlo. I discepoli, che vissero con Lui, riconobbero che Egli era il Maestro per eccellenza: "Signore, a chi ce ne andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna" (Giovanni 6:68).

Anche noi, che siamo stati e siamo tuttora alla scuola del Vangelo, possiamo dire, parafrasando quanto Gesù disse di sé "Uno solo è il nostro Maestro": LUI!

Venite a me

Gesù ha detto:

"VENITE A ME VOI TUTTI CHE SIETE TRAVAGLIATI ED AGGRAVATI, E IO VI DARÒ RIPOSO".
(MATTEO 11:28).

AMICA o AMICO che leggi,
Nello scritto che segue, certamente in qualche esperienze personale ti riconoscerai.

Sei stanco. Hai corso tutta la vita. Hai lanciato il furioso motore della tua giovinezza verso tante mète.

Ti sei accanito su innumerevoli piste, ma ogni traguardo, una volta tagliato, ha perduto tutto il suo incantesimo. Chi può contare i chilometri che hai percorso sugli asfalti roventi dal sole o lustri dalla pioggia?

Ti sei arrampicato sulle rupi aspre e insidiose, sui sassi taglienti e aguzzi per raggiungere le vette; ti sei tuffato nelle discese vertiginose, fra le siepi che ti fuggivano ai fianchi come greggi spaventate; ma, all'arrivo, sull'ultima balza o dietro l'ultima siepe, era sempre ad aspettarti la Delusione.
Perché in verità ogni arrivo non è stato che una tappa, quasi che un feroce e misterioso potere allontanasse continuamente il vero traguardo che tu invano inseguivi.

Hai volteggiato instancabilmente e follemente come una farfalla attorno al lume.
Ti sei affannato dietro ai tuoi ideali come un segugio dietro all'inafferrabile preda.
Come il carovaniere, ti sei estenuato ad andare verso l'oasi agognata, laggiù, all'orizzonte, senza mai uscire dal tuo deserto arido e sconfinato.

Dove non sei andato?
Nelle città aggrovigliate nel loro diabolico traffico, nelle campagne solitarie e tristi, nei villaggi pettegoli e indolenti, per un impiego da forzato o una carriera brillante, per servire o per asservire, dietro una treccia bionda o bruna, sui passi di un'amica o di una avventuriera. Invano!

Amareggiato, affranto, infangato, hai abbandonato la corsa e ti sei gettato a terra.
Tutto intorno ti opprime, non speri più, non desideri più, ormai sei persuaso che tutto è contro di te.

Nella mente ti penetra come un trapano il triste ritornello: «Amaro e noia la vita, altro mai nulla, e fango è il mondo. Assai palpitasti. Posa per sempre, stanco mio cor».

Alle tue spalle sono tutte rovine di sogni e ruderi di castelli in aria. Altro non vuoi che ritirarti da questa corsa pazzesca e assurda, ribellarti a questo raffinato tormento, tagliare questo nodo insolubile della tua esistenza divenuta insopportabile a te e agli altri.

A tutti, ma non AL MAESTRO DEI MAESTRI, a CRISTO che ti dice, unico in tutta la storia:
"VIENI A ME, TU CHE SEI AFFATICATO E STANCO, E IO TI CONSOLERÒ"!

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