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"AI PIEDI DEL MAESTRO"

Il nostro Maestro è Gesù!
E questa dichiarazione non viene dagli apostoli.
Essa viene direttamente da Cristo, che appunto disse: "UNO SOLO È IL VOSTRO MAESTRO". Lo disse ed ebbe il diritto di dirlo. I discepoli, che vissero con Lui, riconobbero che Egli era il Maestro per eccellenza: "Signore, a chi ce ne andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna" (Giovanni 6:68).

Anche noi, che siamo stati e siamo tuttora alla scuola del Vangelo, possiamo dire, parafrasando quanto Gesù disse di sé "Uno solo è il nostro Maestro": LUI!

Zaccheo - Luca 19:2-10

"Un uomo di nome Zaccheo, il quale era capo dei pubblicani ed era ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non poteva a motivo della folla, perché era piccolo di statura. Allora per vederlo corse avanti, e salì sopra un sicomoro, perché egli doveva passare per quella via.
Quando Gesù giunse in quel luogo, alzati gli occhi, gli disse: "Zaccheo, scendi presto, perché oggi debbo fermarmi a casa tua". Egli si affrettò a scendere e lo accolse con gioia; veduto questo, tutti mormoravano dicendo: "è andato ad alloggiare in casa di un peccatore"!
Ma Zaccheo si fece avanti e disse al Signore: "Ecco Signore, io dò la metà dei miei beni ai poveri; se ho frodato qualcuno, gli rendo il quadruplo". Gesù gli disse: "Oggi la salvezza è entrata in questa casa, poiché anche questi è figlio di Abramo; perché il figlio dell'uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto."
(Luca 19:2-10).

Zaccheo è un uomo che nella società occupa un posto importante, svolge un compito per cui è temuto, ma è senz'altro anche odiato.
È ricco, ma probabilmente è anche molto solo: per il suo popolo è un traditore, per i romani è pur sempre uno straniero.

Zaccheo è infatti un ebreo che fa l'esattore delle tasse per conto dei romani. Riscuote le tasse fra i membri del suo popolo per conto del nemico, degli odiati romani, pagani che occupano militarmente Israele, e si arricchisce facendo la cresta sulle tasse che raccoglie fra i suoi compatrioti.

Zaccheo è un uomo che conduce un vita sbagliata, al quale Gesù offre una possibilità di riscatto, con grande scandalo degli "uomini che, ipocritamente si auto-reputano giusti" - tra virgolette - ovvero di coloro che si illudono di esserlo.
Nel racconto c'è una chiara rottura tra un "prima" e un "dopo". "Prima" Zaccheo è l'uomo peccatore che abbiamo descritto, l'esattore che vive truffando il popolo. "Dopo" è l'uomo che sà dividere la sua ricchezza con i poveri e restituire quattro volte tanto ciò che ha rubato.

Tra il "prima" e il "dopo", c'è "l'oggi" di Gesù.

La parola "oggi" ritorna due volte nel racconto: "oggi" debbo fermarmi a casa tua", dice Gesù a Zaccheo quando lo vede; e poi ancora: "oggi" la salvezza è entrata in questa casa".

Esiste un "oggi" che può trasformare il giorno di "ieri" e dare un senso nuovo al "domani", ed è "l'oggi" dell'incontro con Gesù.

Zaccheo può voltare pagina. Il suo passato ora non conta più, e Zaccheo se lo lascia completamente alle spalle.

Gesù vede Zaccheo, lo chiama, lo interpella ed entra nella sua casa e nella sua vita, senza chiedergli il permesso: "oggi vengo a casa tua".

Dal momento che Zaccheo viene chiamato, interpellato, visitato da Gesù, la sua vita non è più la stessa.

Zaccheo era un uomo dalla vita sbagliata, Gesù gli ha offerto una possibilità di cambiare, gli ha mostrato che c'è qualcosa di diverso, e ora Zaccheo è un uomo nuovo; non un uomo perfetto, ma un uomo diverso.

Quante persone si sentono di riconoscere che la loro è una vita sbagliata?
Quanti di noi si sentono sbagliati, sentono che qualcosa nella loro vita non và, non ha senso, non è giusto?

Probabilmente tutti noi ci sentiamo così, almeno in parte, almeno un pò.

Questo racconto parla anche a ciascuno di noi e ci dice che per Dio nella nostra vita non c'è nulla di irreparabile. Grazie all'incontro con Gesù, Zaccheo può iniziare un cammino nuovo, una vita nuova, da oggi in avanti.

La storia di Zaccheo ci dice che il nostro presente e il nostro futuro non sono determinati soltanto dal nostro passato; ci dice che non è detto che gli errori commessi segnino il nostro presente e il nostro futuro per sempre; ci dice che si può "voltare pagina".

Il nostro futuro non è determinato dal nostro passato. È possibile cambiare. La fede in Gesù Cristo esclude ogni fatalismo e ogni rassegnazione.

La nostra vita può essere trasformata dall'oggi dell'incontro con Gesù, che vuole entrare nelle nostre case e nelle nostre vite come ha fatto con Zaccheo.

Certo "l'oggi" di Gesù non durerà una sola giornata e non verrà una volta sola. Ma tutti i giorni può accadere questa rottura col passato, con gli errori e i fallimenti di ieri.

Tutti i giorni può accadere la rottura provocata dall'irruzione della salvezza portata dal Cristo.

Anche a noi il Signore dice: "oggi devo fermarmi a casa tua". Scendiamo in fretta dai "nostri alberi" e accogliamolo con gioia!

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